Club Alpino Italiano
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Gita di Escursionismo

DOMENICA 15 SETTEMBRE 2019

Traversata San Vito di Cadore - Palus San Marco

Dolomiti Cadorine

Partenzaore07:00
Dislivello salitam1.150
Dislivello discesam1.120
Tempo di percorrenzaore6.30-7
DifficoltàE
EquipaggiamentoNormale da escursionismo
CartografiaTabacco 016
TrasportoPullman
CapogitaGiuseppe Perini
(339-8652214)
Aiuto capogitaAngelo Baldo (ASE)
(333-8556736)
Presentazione 10 settembre 2019 ore 21:00
Le traversate sono belle, interessanti, curiose, esplorative perché ci portano da una valle ad un’altra. Nel cambiare versante spesso c’è anche un cambio di terreno e di vegetazione, causato dal diverso orientamento rispetto alla fonte di energia che è il sole. Si propone una traversata tutta Cadorina: dalla Valle del Boite alla Valle del Torrente Ansiei.
Partiremo dal paese di San Vito di Cadore (1.011 m) e, in meno di due ore, saliremo al Rifugio Scotter per comoda strada. Si continua, poi, per sentiero CAI n.226 fino allo storico Rifugio San Marco (1.823 m). Qui ammireremo l’imponente versante Nord-Ovest dell’Antelao. Proseguiamo per il sentiero a volte sconnesso, mai monotono, sempre con segnavia CAI n. 226. Si giunge così alla sospirata Forcella Grande (2.250 m) e l’occhio si posa all’istante sull’ardita guglia della Torre Sabbioni. Alla nostra sinistra le cime delle Tre Sorelle, del Sorapìs (3.205 m) e del Marcora.

Dopo la sosta inizieremo la discesa per la Valle di San Vito, dapprima piacevole, tranquilla, poi più selvaggia. Il sentiero scende e ora saremo sovrastati dalle crode del Corno del Doge e pian piano, senza quasi accorgersi, entreremo nel bosco: siamo nella Riserva Naturale Orientata di Somadida (qui recentemente su una “pala” selvaggia tra i 1600 e 1800 metri e quasi inaccessibile all’uomo sono stati trovati dei cirmoli e larici secolari). Arriveremo così in valle al Ponte degli Aceri e poi al Ponte degli Alberi (1.135 m), in località Palus San Marco (tutti nomi che ci ricordano come questi boschi erano privilegio della Serenissima per quasi 400 anni sino alla fine del ‘ 700). La gita termina qui non prima di un brindisi in allegria come di consueto, tanto più che il ritorno in pullman, ci solleva dal pensiero (per noi) della guida.
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